In America ieri è successo qualcosa di epocale. Qui da noi giungono solo echi lontani perchè, vuoi o non vuoi, loro sono avanti. Ciò non toglie che tra gli esperti del settore queste sono notizie che girano da mesi. Cosa è successo di tanto eclatante? E’ uscito l’iPhone.
E che caz è??
Domanda più che leggittima. Io sarà almeno un mese che ne sento parlare, sarà più di un mese che vedo articoli su questo iPhone, ma ho capito solo oggi di che si tratta.
Scomponiamo la parola: “i” e “Phone”. Sulla seconda credo non ci sia bisogno di sprecare parole: è un telefono. Sulla prima posso puntualizzare per i più distratti che si tratta del prefisso che comunemente viene dato ai prodotti Apple (cfr iPod). Quindi, è un telefono della Apple. La cosa, detta così, non sembra sensazionale: l’unica novità è che anche loro si sono messi a fare cellulari. E invece no, perchè questo giocattolino, dicono, fa un sacco di cose: è come se prendi un telefonino, un palmare, un iPod video ed un portatile, e li fondi assieme. Ci telefoni, ci mandi gli sms, hai tutte le applicazioni dei palmari (ed anche il touch screen), ci senti la musica, ci guardi i video, ci fai le foto ed in più ci vai su Internet, compreso Youtube e Google Maps. Tutto ciò nelle dimensioni di un telefono, ma con prezzo raddoppiato. Più o meno. Diciamo 500 dollari.
“UN PRODOTTO magico, rivoluzionario. Letteralmente cinque anni avanti rispetto a qualsiasi altro. Abbiamo reinventato il telefono”. Macworld, 9 gennaio 2007, San Francisco.
Ma non siamo qui per fare pubblicità…
…bensì per fare, al solito, qualche considerazione. Togliamoci subito quelle più noiose, di natura tecnica. I miei studi da ingegnere delle telecomunicazioni non mi consentono dall’esimermi di far notare un dettaglio. Le tecnologie impiegate sono il non plus ultra dell’attuale informatica, basta guardare qualche video in giro per notare la qualità dell’ampio display e tutte le altre interessantissime funzionalità (e innovative, o meglio: portate per la prima volta su un cellulare). Una cosa, però, lascia perplessi: abbiamo GSM, abbiamo Wireless, abbiamo Blutooth. Ma non abbiamo l’UMTS, bensì EDGE. Ora, spiegare le differenze in poche righe è improponibile, quindi vi farò soltanto un paragone estivo: è come avere in casa un impianto di aria condizionata in tutte le stanze, ma usare ancora i ventilatori. Così come non c’è paragone tra le due tipologie di refrigerio, allo stesso modo non c’è paragone tra UMTS ed EDGE (che in buona sostanza è GPRS). C’è in mezzo un salto tecnologico dell’ordine di una generazione. Come se mi comprassi oggi un pc nuovo di zecca per installarci sopra le Windows 95. Tutto ciò è apparentemente inspiegabile, un’imperdonabile dimenticanza, ma sono sicuro che i signori di Cupertino avranno operato un’opportuna scelta di mercato, per chissà quale imprescrutabile motivo.
E ora, finalmente, passiamo all’altra considerazione, che già vi vedo annoiati.
Un signore di nome Vittorio Zambardino scrive per Repubblica.it. In particolare ha scritto questo articolo, che trovo estremamente interessante, e che si riaggancia alle prime righe di questo post, quando vi parlavo di tutto il clamore statunitense per questo evento.
Consiglio vivamente di leggerlo: espone alcune considerazioni interessanti e quantomai vere sul potere che al giorno d’oggi l’informazione ha sulle menti degli uomini della strada. C’è gente che ha aspettato di fronte all’Apple Store per due giorni interi, facendo la fila per avere l’iPhone. Chiunque, ieri, negli Stati Uniti, voleva avere quel telefono. Ma il bello è: per quale motivo? Perchè effettivamente ne riconosce le potenzialità e pensa che sarà uno strumento indispensabile per condurre la propria vita quotidiana? Perchè il suo cellulare UMTS pagato centinaia di dollari non è più al passo coi tempi e sente il bisogno di aggiornare la propria dotazione? O semplicemente: per averlo?
E’ divertente notare che, fino all’altro ieri, nessuno (a parte una ristrettissima elite di giornalisti) aveva avuto l’opportunità di provarlo. Eppure *tutti* ritengono che sia indispensabile averlo, e averlo il prima possibile.
Le parole chiave sono “hype”, “ghost-marketing” e, in questo caso, “Steve Jobs”, al quale in ultima analisi va tutta la mia ammirazione.
A un certo punto della presentazione Jobs fa una telefonata. Cioè c’è una persona che dall’altra parte ha detto: pronto. Hanno applaudito.
ps: anche se non ve ne frega niente del prodotto, io fossi in voi farei un salto sul sito della Apple, e mi vedrei tutte le presentazioni: lo stato dell’arte del webdesign. E tra l’altro sopporta senza alcun problema la mole di traffico dei milioni di visitatori che sicuramente ci saranno..
Tags: Informatica, Mac
La gente lo vuole perchè deve volerlo. Se la gente non lo volesse, come prodotto pubblicitario avrebbe già fallito sul nascere. E’ il circolo virtuoso della nuova merce, che non ha valore di utilizzabilità ma solo di mercato: ci dev’essere domanda prima che ci sia offerta; ma è la pubblicità dell’offerta che genera la domanda. Una volta prodotta una domanda autonoma l’offerta se ne può svincolare, spacciandosi per risposta alla pressante richiesta dei consumatori. Ovviamente l’entità della richiesta dipende dal successo della pubblicità. Meglio un prodotto è pubblicizzato, più il suo valore di mercato sale; la pubblicità di una merce chiama altra pubblicità - la pubblicità che tramite di essa una persona fa a se stessa - che a sua volta retroagisce sull’oggetto immesso nel mercato, disegnandolo su mille manifesti invisibili. All’arte diventata merce (ricordiamo del famoso violinista di New-York, che ha suonato in incognito nella metropolitana guadagnando pochi dollari, confermando così che il costo dei biglietti dei suoi concerti non è punto connesso al suo valore di musicista, ma solo alle dinamiche di mercato; e ancora, cos’ha l’opera di Hirst, creazione neutra, in più rispetto quella di una giovane artista sconosciuta, se non la “pubblicità” del nome Hirst, che lo rende uno dei creativi più pagati?) corrisponde, come alla faccia di una medaglia, la merce che diventa arte: ovvero cosalità (per Hegel ciò che l’opera d’arte non dovrebbe essere) che si sacrifica nel voler essere solo rimando, allegoria, qualcosa che non il suo esser cosa.
Questa dialettica deve ancora essere esplorata a fondo.
Il problema è che apparentemente non c’è soluzione. Mi spiego: se uno volesse sottrarsi a questo uroboro del mercato, non ha possibilità di farlo!
Smetti di comprare l’aria? Puoi farlo, ma contemporaneamente perdi anche altra “merce” che ha si un prezzo elevato ma anche un valore ingente, il cui prezzo è salito solamente perchè, se si può vendere a tanto il nulla, a maggior ragione perchè non dovresti pagare di più le cose di valore?
Ipotesi due: smetti di comprare prodotti il cui rapporto qualità-prezzo sia inaccettabile? Ricadi, seppure in parte minore, nello stesso problema di prima. E poi avresti moltissime altre limitazioni. La più stupida: non potresti bere birra al pub perchè pagheresti 5 euro per una pinta che ne vale si e no uno.
Altre ipotesi non mi vengono, tranne quella utopica in cui i consumatori del mercato globale subiscono una rivelazione illuminante e subitanea per cui iniziano a ragionare, prima di comprare. Ma ciò è impossibile. E per di più lottare per ottenere un traguardo simile è quasi privo di senso, allo stato attuale delle cose.
Sarò troppo pessimista?
da un punto di vista macroeconomico il problema è la convinzione diffusa per cui un sistema dove la produzione non cresce è un sistema, non solo da un punto di vista economico, malato.
questo vuol dire che la domanda, deve essere continuamente in espansione per supportare l’offerta che giunta al limite dell’innovazione tecnica, del mercificabile, ma soprattutto dell’umanamente UTILE, deve riucire a spremere fuori valore aggiunto dalla propria produzione mistificandola e gridando con più faccia tosta possibile “FENOMENALE COSA CI SIAMO INVENTATI!!”.
inutile dire che il motore di questo processo, almeno a livello di consumatore finale, è la pubblicità, manifesta e nascosta. è anche evidente come questa da fenomeno di diffusione dell’informazione fra i consumatori -indispensabile per il buon funzionamento di un sistema capitalistico- sia diventata la chiave per accedere al centro emotivo della società e dedicarsi alla cura di quello che, secondo me, è il frutto più nero del capitalismo: la creazione di bisogni superflui ad uso e consumo dell’industria.
il processo si autoalimenta ed espande con il beneplacito delle autorità garanti, consapevoli di garantire così il “benessere” e il progresso, amplificato dalla sua portata globale.
fermarlo o almeno inibirlo concretamente significherebbe senza dubbio ingenti disastri economici ed irritabilità delle masse, ma non vi nascondo che secondo il mio parere sarebbe un buon inizio.
NOTA: nella teoria il meccanismo di espansione della produzione, ovvero dell’offerta, è necessario per garantire la piena occupazione. tuttavia le conotroindicazione sono tante (un banale esempio keynesiano, la crescita dell’inflazione) e non è detto che piena occupazione e produzione massimizzata siano indice di benessere esistente e diffuso.
http://www.nvidia.it/page/goforce_6100.html
bene, vi siete spippettati il cervellino con la retorichina da altromercato. Ora vi racconto cosa è successo dopo.
Partiamo da un principio: tutto ciò che viene troppo esaltato di solito fa solo un botto più grosso quando cade.
è esattamente il caso dell’aifone: mentre voi discorrevate su quanto fosse etico o meno fare la fila la notte per l’aifone qualcuno, un po’ più nerdone, s’è dato da fare (qualità rara al giorno d’oggi) e ha smontato il firmware dell’aifone a sassate binarie.
la necessità della sassaiola nasce principalmente dal fatto che l’aifone è stato progettato per lavorare con un solo operatore telefonico accuratamente scelto da Apple, pena il bloccaggio del telefono. Questa situazione ha messo in moto una macchina che ha portato,dopo un botta e risposta a colpi di update, alla definitiva caduta del firmware originale.
per darvi un’idea:
“Paul Holman e Lucy Rivello, residenti rispettivamente in Washington e in California, hanno avviato una class action contro Apple richiedendo alla società di Cupertino ben 1,2 miliardi di dollari di danni. L’accusa è di aver artificiosamente impedito l’utilizzo dell’iPhone con altri operatori al di fuori di AT&T e l’installazione di software prodotto da terze parti.”
“Si moltiplicano gli hack per iPhone e le risposte sempre più tempestive di Apple, la quale ha in mente una strategia precisa per fermare la catena di aggiornamenti/buchi a cui il suo telefono cellulare è sottoposto per via dell’accordo in esclusiva con il carrier AT&T. Ma l’ultimo hack ha origini specifiche e pericolose: una vulnerabilità nel firmware Apple.”
etc etc
per chi volesse in giro è pieno di articoli (su html.it ce ne sono diversi e dal target abbastanza divulgativo)!
fatevi due risate…