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Sembrano chicchi di riso preparati da un pessimo cuoco. E invece è kefir.
Precisamente, sono fermenti (o granuli) di kefir. E ci si prepara una bevanda molto nutriente, ottenuta sostanzialmente dal latte, che si chiama -indovinate un po’- kefir.
La cosa geniale di questa faccenda è che ingenuamente non credevo potesse esistere qualcosa di così largamente diffuso (lo bevono praticamente in tutto il mondo) di cui io ignorassi completamente l’esistenza.
Ed è molto peculiare nelle sue modalità.
Cioè, tutta questa storia che si prepara in casa, che dura per sempre, che si moltiplica e che si trova in giro solo passandoselo tra amici mi ha incuriosito.
Per cui ho setacciato mamma internet e forse tra qualche giorno l’avrò tra le mie manine incuriosite.
Ma seguitemi, che ve ne parlo più diffusamente.
Tutto è iniziato leggendo il capitolo sull’ipotensione nel libro enorme che abbiamo regalato alla mamma per il suo compleanno: 1000 rimedi per 200 disturbi. Il nome fa un po’ ridere.
Praticamente tra i consigli dietetici, quando arrivava ad elencare i liquidi, tra le varie “acqua, succhi di frutta, frullati, yogurt”, alla fine, piccolo piccolo, ultima ruota del carro quasi dimenticata, compariva: kefir.
Mamma mi ha fatto curioso, per cui cerco sull’enciclopedia generica che ti racconta cosa sono le cose che non sai, ma che non ti dice nulla sulle cose che già sai: wikipedia. Trovo che il kefir è una bevanda originaria delle terre caucasiche, molto diffusa in Turchia e nell’ex Unione Sovietica, ma anche tra i monaci del Tibet.
E’ dissetante e gustosa (pare) e sicuramente molto naturale. Vagamente alcoolica, accidentalmente acidognola. Si prepara in un modo semplicissimo: si chiude in un contenitore del latte, insieme ai fermenti del kefir, e lo si lascia riposare per 24 o 48 ore. E il gioco è fatto.
Filtri il prodotto fermentato ed ottieni la bevanda da una parte ed i granuli dall’altra, pronti per essere usati di nuovo. Ed è proprio questa una delle cose che più mi ha colpito: una volta che entri in possesso di questi grani, li puoi usare per sempre! Anzi, loro aumentano anche, mano a mano. Tanto che ad un certo punto sei costretto a disfartene, perchè non saresti in grado di bere tutto quel kefir. Di solito il modo più semplice di sbarazzarsene è banalmente quello di regalarli, ed infatti è proprio questo il suo veicolo di diffusione. Il passaparola.
C’è anche chi li vende su ebay, oppure aziende che lo producono, magari aromatizzato a gusti strani, come si fa per lo yogurt. Ma io trovo ci sia molto ma molto più gusto nella vecchia maniera: passarselo tra amici e produrlo in casa con le proprie manine.
Approfondendo le ricerche ho trovato vari siti interessanti, tra cui sicuramente merita di essere menzionato http://kefir.ilbello.com, ho scoperto che esistono molte ricette con il kefir, che ne esiste addirittura un versione “scolorita” chiamata kefir d’acqua, che nel ‘93 ha prodotto una leggenda metropolitana, e per finire che ha molte proprietà benefiche per l’organismo, se assunto regolarmente.
I monaci tibetani consigliano di bere kefir per 20 giorni e poi fare 10 giorni di pausa. Ma c’è gente che lo beve ogni giorno.
Le sue proprietà principali riguardano l’apporto benefico di organismi probiotici, cioè “supplementi alimentari microbici vivi, che influenzano favorevolmente la salute dell’ospite, migliorandone l’equilibrio microbico intestinale”. In pratica reintegrano e riequilibrano la vostra flora intestinale qualora fosse messa in crisi da fattori esterni come uso di antibiotici, cattiva digestione, scorrette abitudini alimentari, stress (lavoro, studio etc.) o anche dalla pillola anticoncezionale.
E se lo stomaco sta bene, dicono i dottori che sta tutto bene.
Morale della favola: ho contattato una certa Monia del forum e ci siamo messi in contatto, per cui se tutto va bene a giorni anche io avrò il mio simpatico kefir.
E vi farò sapere.
In pratica una bevanda fermentata a base di latte…una forma liquida dello yogourt. Tipo il “vla” olandese…figo.
Comunque il fatto del “passarsi” il microrganismo fermentante è esattamente ciò che per millenni si è fatto, anche qui da noi, con la “madre”, la pasta di pane lievitata, che aggiungevi all’impasto per farlo lievitare.
Ah, che fighi i lieviti, esseri veramente interessanti.
io lo assaggiato perchè alle elementari avevo un amichetto somalo,e la madre ne produceva in grandi quantità-era anke un modo per utilizzare il latte appena scaduto diceva- e ogni sua merenda si accompagnava a questa bevanda. (mi sembra sia il riposo che la conservazione dei fermentini avvenisse in frigo,e cmq era servito freddo). Ero convinta avesse origini africane infatti..vedi quante cose ci insegna il nostro blogger. beh allora a presto un kefir party!
ps:non definirei il sapore gustoso, ma di certo non sgradevole.